Sistema di Welfare insostenibile: l’importanza della pianificazione.

Che cos’è un sistema di welfare? È un sistema sociale che vuole garantire a tutti i cittadini la fruizione dei servizi sociali ritenuti indispensabili (def. Dizionario della Lingua Italiana “Il Sabatini Coletti”). Viene anche chiamato Stato Sociale.

Potremmo far risalire addirittura all’antico Egitto il primo sistema di welfare, ma, solamente alla fine dell’800, grazie a Otto Von Bismarck venne creato il primo sistema sociale “moderno”.

In Italia vediamo i primi cenni di Welfare State nel 1919, con l’introduzione della pensione di vecchiaia ed invalidità per i lavoratori dipendenti privati e la Cassa Nazionale per le assicurazioni sociali.

Nel 1947, nel primo dopo-guerra, vi è la nascita del cosiddetto patto intergenerazionale alla base della previdenza pubblica: “pochi anziani non devono privarsi di molto grazie a molti lavoratori che si privano di poco”. L’Italia del 1950 era un paese giovane, la fascia di età più numerosa era composta dai nati tra il 1946 e proprio il 1950 (da 0 a 4 anni), seguita da tutte le fasce comprese tra i 4 e i 30 anni; significava avere una grande forza lavoro che, con il versamento di pochi contributi, soddisfacevano pochi anziani.

 

Il sistema ha retto per alcune decine di anni durante tutta la fase espansiva del nostro paese, con miglioramenti continui in termini di welfare statale.

Negli anni ‘80 ci si iniziò a rendere conto che il modello diventava sempre meno sostenibile. Nel 1992, Amato realizza la prima riforma delle pensioni che diminuisce le prestazioni e aumenta l’età.

Uno spartiacque importante è il 1995, la riforma Dini, con l’introduzione del sistema di calcolo contributivo per la pensione pubblica, in poche parole, “ognuno fa per se”: “i contributi che verserò costituiranno la mia pensione futura”. Soltanto chi, al 31/12/1995, possedeva 18 anni di anzianità contributiva rimaneva nel cosiddetto regime retributivo, avendo la possibilità di ottenere una prestazione pensionistica in base alla retribuzione delle ultime annualità lavorative. Infine, coloro che avevano meno di 18 anni di anzianità contributiva, sarebbero ricaduti nel sistema “misto”, cioè una parte col retributivo e una parte col contributivo.

Ritengo sia la più importante riforma delle pensioni prima della famosa riforma Fornero, datata dicembre 2011; quest’ultima ha semplificato il tutto: dal primo gennaio 2012 tutti ricadono nel sistema contributivo.

Il sistema pensionistico studiato nel dopoguerra ben si adattava alla conformazione della popolazione di quell’epoca, oggi, in un paese in cui la speranza di vita va oltre gli 80 anni, in cui le nascite non sono certo al livello di decenni fa e il paese non cresce a livello di produttività, non può essere più sostenibile. Si stima che nel 2044 la fascia di popolazione più numerosa sarà quella tra i 65 e i 79 anni…

 

Il welfare state, però, non è solo previdenza ma anche assistenza sanitaria, pubblica istruzione, sicurezza, accesso alle risorse culturali, ecc… Tutti costi ingenti per lo Stato, o meglio, insostenibili!

Per queste ragioni, lo Stato, pian piano, si sta ritraendo, lasciando sempre più in mano alle persone e alle risorse private il compito di eliminare le lacune via via crescenti del settore pubblico.

 

Nel 2016, e negli anni a venire, sarà fondamentale studiare una pianificazione finanziaria incentrata sulla propria famiglia, meglio se aiutati da un consulente indipendente, che non debba vendervi polizze, fondi pensione, ecc… Strumenti fondamentali per una buona pianificazione, ma selezionati e strutturati nel modo adeguato e nell’interesse unico della famiglia.

Questo discorso vale sia per una famiglia benestante che per una famiglia meno agiata, un evento negativo, che può essere la morte di un portatore di reddito, l’invalidità, la non autosufficienza, una grave malattia, ecc… può erodere anche grandi patrimoni in breve tempo.

Non ci si può permettere di pensare che, se succedesse un’emergenza in famiglia, lo Stato correrà in soccorso… Devo essere io stesso a saper gestire la situazione, avendo agito per tempo, tutelandomi con gli strumenti più opportuni.

 

La pianificazione finanziaria può essere ripartita in tre macro-aree: patrimonio finanziario, patrimonio umano e patrimonio materiale. Questi tre componenti sono il patrimonio complessivo di una famiglia e, nella maggior parte dei casi, viene sottovalutato il capitale umano per mettere più attenzione su quello finanziario: è l’errore più grande che viene fatto!

Bisogna pensarci oggi…non domani…!